Ci stiamo per lasciare alle spalle un’estate atipica, iniziata con temperature miti e finita con un caldo sahariano.
La stessa dinamica ha riguardato i mercati finanziari. L’inflazione, dopo il picco raggiunto a fine 2022, ha continuato la sua discesa raggiungendo a luglio il 5,3% in Europa e il 3,2% in America. In pochi mesi l’inflazione si è dimezzata e una piacevole brezza marina è tornata a soffiare.

Abbiamo quindi assistito ad una stabilizzazione e ad un progressivo appiattimento delle curve dei rendimenti sui mercati obbligazionari.
Da settembre 2022 i rendimenti dei BTP si sono stabilizzati su tutte le scadenze (2, 5, 10 anni) in zona 3,70% – 4,20% con fluttuazioni marginali.

Fonte: rielaborazione personale su dati investing.com
I mercati azionari, considerando il tema inflazione un problema ormai superato, hanno festeggiato espandendo i propri multipli.
Ad oggi il mercato americano si trova oltre il 95esimo percentile (osservazioni dal 1900 ad oggi), ovvero solo 5 volte su 100 ha registrato multipli più alti.
In pratica sta scontando per i prossimi anni crescite robuste degli utili.
Fatta questa premessa, a differenza di dicembre 2021, oggi i multipli si sono un poco ridimensionati, tuttavia restano ancora lontani dai valori medi di lungo periodo.

Fonte: rielaborazione personale su dati Yale School of Management
Le banche Centrali sono rimaste sulla difensiva e per paura che l’inflazione possa invertire il suo trend, hanno deciso nella riunione di luglio di aumentare ulteriormente il costo del denaro, portando i tassi di riferimento al 5,5% in America e al 4,25% in Europa.
L’ulteriore inasprimento monetario ha fatto lievitare il tasso d’interesse medio praticato sui mutui, portando il mutuo trentennale in America ad un tasso medio del 7% (dato Sole24Ore, giovedì 10 agosto) e in Italia ad oltre il 4,0%.
L’incremento dei tassi ha portato inoltre ad una contrazione delle richieste di mutuo che in America si sono contratte di circa il 27% rispetto al 2022.
La contrazione del credito (e la minor propensione alla spesa) potrebbe avere un impatto diretto sui consumi e quindi sulla crescita economica dei vari paesi.
La Federal Reserve Bank of New York ha stimato che gli Stati Uniti potrebbero finire in recessione nei prossimi 12 mesi con una probabilità del 66%.

Fonte: Federal Reserve Bank of New York
Ad oggi le stime preliminari di crescita degli Stati Uniti sul secondo trimestre 2023 non mostrano particolari segni di debolezza.
La prima economia al mondo infatti ha registrato nel Q2 una crescita del PIL di oltre 2 punti percentuali.
Prediligiamo quindi anche per quest’ultima coda estiva una protezione 50, evitando le ore di sole centrali e godendoci qualche piacevole serata all’aria aperta.
Un caro saluto
Mauro Savoldelli