Come ogni anno le luci natalizie annunciano l’arrivo del Santo Natale, le case si popolano di addobbi, presepi e tutti si preparano per ricevere i doni natalizi.
I bimbi Powell (FED) e Lagarde (BCE) però non hanno saputo aspettare e hanno scartato i loro regali con largo anticipo. La sorpresa è stata grande!
L’inflazione che a dicembre 2022 aveva raggiunto valori superiori al 10%, in soli 12 mesi è tornata quasi a valori normali e per alcuni paesi addirittura a valori prossimi allo zero (Italia 0.7%, Europa 2.4%, America 3.1%).
I mercati hanno risposto con entusiasmo alla lieta novella, innescando nell’ultimo bimestre un rialzo generalizzato di azioni e obbligazioni.
La curva dei rendimenti dei titoli di stato si è velocemente abbassata, portando il rendimento del decennale italiano a c.a. il 3.50% p.a. (una diminuzione di circa 1.30% p.a. dal picco raggiunto ad ottobre 2023).
Lo stesso è avvenuto sulle scadenze brevi e medie, portando il rendimento del titolo di stato a 2 anni e a 5 anni a valori prossimi al 3% p.a..
La risalita del prezzo delle obbligazioni verso i prezzi di rimborso (quota 100) è quindi cominciata, facendo registrare per le obbligazioni lunga scadenza variazioni positive di quasi 10 punti percentuali (BTP 2037 passato da un prezzo di c.a. 61 ad un prezzo di c.a. 71 in poco meno di due mesi).
Nel 2020 la pandemia aveva distrutto le catene di approvvigionamento a livello internazionale e la guerra nel 2022 aveva messo in scacco l’economia globale facendo schizzare il prezzo dell’energia alle stelle.
Questi due fattori, agendo in simbiosi, avevano contribuito all’aumento generalizzato dei prezzi portando l’inflazione a valori a doppia cifra.
Oggi fortunatamente le catene di approvvigionamento a livello internazionale hanno ripreso a funzionare e il costo dell’energia è sceso ai livelli pre-guerra.
Il prezzo dei noli container è tornato a livelli pre-pandemia e questo è di supporto ad un ritorno dell’inflazione verso valori ‘normali’.
Durante tutto il 2023 abbiamo assistito quindi ad una diminuzione dei prezzi alla produzione (costi che le aziende sopportano in fase di acquisto e di lavorazione della materia prima) e questo è un dato estremamente importante in termini di inflazione. Infatti se i prezzi alla produzione aumentano, è lecito attendersi nei mesi avvenire un aumento dei prezzi dei beni finali (aumento inflazione), in quanto le aziende tenderanno a ribaltare sul consumatore finale i maggiori costi. Viceversa, se a monte i costi alla produzione scendono l’inflazione tenderà a stabilizzarsi.
I tassi molto alti infine hanno innescato un rallentamento economico generalizzato (costi di finanziamento molto alti -> minore domanda di beni) che ha amplificato la discesa dell’inflazione, riportandola in pochi mesi a valori quasi di equilibrio.
Alla luce di questo nuovo scenario la palla passa di nuovo ai Banchieri Centrali.
Babbo Natale è stato clemente, ha dato seguito alle letterine di Powell e Lagarde, facendo trovare sotto l’albero i regali richiesti. Adesso sta a loro muoversi di conseguenza e da bravi bimbi ri-abbassare i tassi d’interesse a valori appropriati così da dare nuovo ossigeno all’economia reale.
I migliori auguri di un sereno Natale e un buon 2024.
Mauro Savoldelli