Un’estate da record

Sui mercati azionari e obbligazionari è tornato a splendere il sole, le Banche Centrali hanno tranquillizzato i mercati garantendo tassi bassi per un prolungato periodo di tempo. Le nubi grigie hanno lasciato spazio al cielo sereno e le aziende (e i privati) hanno festeggiato potendo contare ancora per qualche tempo su finanziamenti a tassi irrisori.

L’Euribor 1 mese (tasso medio pagato dalle banche per prestarsi denaro) ha raggiunto il nuovo record storico pari a – 0,398%.

Il titolo di stato francese con scadenza 10 anni ha raggiunto il record storico di circa -0,11%, il decennale austriaco di circa -0,15% e dulcis in fundo il decennale tedesco ha registrato il record storico di – 0,37%!!!

Questa situazione anormale è stata generata dalla BCE che nel lontano 2014 ha portato il tasso di riferimento sui depositi in territorio negativo. A giugno 2019, inoltre, la BCE ha dichiarato di essere pronta (se necessario) a diminuire ulteriormente tale tasso portandolo al livello record di -0,50%. Le banche si troveranno quindi nella situazione di dover scegliere se depositare la propria liquidità in eccesso presso la BCE (pagando lo 0,50%) o se investire tale liquidità in strumenti con rendimenti superiori al -0,50%.

A seguito delle dichiarazioni di Draghi di giugno il mondo obbligazionario si è immediatamente rivalutato, i prezzi sono saliti e i rendimenti a scadenza hanno raggiunto il loro minimo storico.

I tassi a zero possono essere un rimedio utile per far ripartire l’economia, ma come tutte le cure quest’ultime devono essere dosate, misurate ed avere una scadenza. Al prolungarsi della cura infatti aumentano i rischi di effetti collaterali e questo vale tanto in medicina quanto in economia.

Se privati e aziende ringraziano Draghi per il denaro a costo zero, i tassi bassi portano spesso a vere e proprie distorsione nell’allocazione della ricchezza.

Oggi aziende poco solide si finanziano a tassi di interesse infinitamente più bassi rispetto al passato, non remunerando l’investitore dei rischi che questo si assume. Di contro, l’investitore alla ricerca di rendimento, è ben disposto a finanziare quest’ultime realtà in quanto riconoscono tassi di interesse leggermente superiori a quelli medi di mercato. La conseguenza naturale quindi è che in un mondo a tassi zero arriva ossigeno a tutte le aziende in modo trasversale, efficienti e non efficienti e questo porta a rischi via via crescenti.

Perché le banche centrali hanno interrotto il processo di normalizzazione dei tassi di interesse?

Come già osservato nell’aggiornamento mercati di aprile, oggi il mondo soffre di un rallentamento economico globale caratterizzato da bassa inflazione, bassa crescita demografica e invecchiamento della popolazione.

In altri termini stiamo vivendo una situazione speculare a quella vissuta negli anni ’70, in cui i giovani, nati nel dopo-guerra (baby boomers), spinsero i consumi e di conseguenza i prezzi (+ inflazione).

Il rallentamento economico in corso è stato confermato anche dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nella pubblicazione del World Economic Outlook di luglio. L’istituto di Washington ha previsto una crescita del PIL mondiale per l’anno in corso pari al 3,2% (0,40% in meno rispetto al 2018). La riduzione è da ascrivere alle incertezze derivanti dalla guerra commerciale Cina – Stati Uniti, dal rischio di Hard Brexit e dalla recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

A fronte di tutto ciò le Banche Centrali hanno deciso di modificare la loro roadmap congelando i tassi di interesse e aprendo la porta a nuove manovre espansive a sostegno della crescita economica.

Come visto però non è tutto oro quel che luccica, quindi anche per quest’estate manteniamo un approccio prudente privilegiando una crema protezione 50.

Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie un buon Ferragosto e un buon meritato riposo.

Un caro saluto

Mauro Savoldelli

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